LE ARMI
O LA VITA
VERSO LA COP30 DI BELéM
Un percorso costruito dal basso per dire basta al sistema tecnocapitalista che produce disuguaglianze, distruzione e morte.
CHI SIAMO
Siamo le comunità che vivono sulla propria pelle e sui territori i conflitti ecologico distributivi. Quelle che hanno contribuito meno alla crisi ecologica ma ne subiscono maggiormente gli effetti.
Nel silenzio della politica, dinanzi all’assenza di proposte adeguate e coerenti di chi si definisce alternativo alle politiche governative, solo la partecipazione della cittadinanza alla scelte politiche e l’organizzazione di comportamenti collettivi può cambiare le cose. In una democrazia ferita e a bassa intensità come la nostra, è necessaria un’azione dal basso che metta insieme le comunità colpite dal peggioramento delle condizioni ecologiche e sociali, i movimenti per la giustizia ambientale e sociale, i lavoratori e le lavoratrici, le istituzioni locali dove possibile. Così da raggiungere la massa critica necessaria per incidere e portare all’attenzione pubblica le proposte e le alternative per tornare a vivere bene.
Affrontare questi temi e cambiare le priorità politiche è possibile attraverso iniziative, mobilitazioni e proposte in grado di mobilitare la partecipazione, restituendo voce e rappresentanza all’impegno della cittadinanza e dei movimenti per la giustizia ambientale e sociale.
A meno di tre mesi dalla prossima conferenza mondiale delle parti sul clima, il governo Meloni cancella i fondi per la riconversione ecologica, nega la crisi climatica, taglia le risorse per le bonifiche ambientali e la sicurezza sociale, reprime gli eco attivisti che dicono la verità e protestano, non ascolta le comunità colpite dalle ingiustizie ambientale e da progetti sbagliati, regala soldi pubblici alle lobby dei fossili e delle armi, affossa il Green deal europeo, si inchina agli interessi delle grandi imprese statunitense accettando i ricatti e le politiche dei dazi di Trump, mentre l’umanità affronta la più grave crisi ambientale e sociale della sua storia e il collasso climatico mette a rischio la sicurezza di tutti e tutte. (CONTINUA A LEGGERE)
le nostre richieste
Investire 1000 miliardi in 10 anni per una riconversione ecologica delle attività produttive e della filiera energetica che sia pianificata (pubblica), inclusiva (con i lavoratori e le lavoratrici), equa (la devono pagare i ricchi attraverso la fiscalità generale), partecipata (devono essere coinvolte le comunità, i movimenti e i saperi locali), decentrata.
Abbiamo bisogno di politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici che rispondono ai nostri bisogni di salute, lavoro dignitoso e giusto e partecipazione. Investimenti pubblici in questa direzione, bonifiche ambientali, del lavoro ecologico di cittadinanza, socializzazione delle infrastrutture strategiche tra Paesi e municipi e delle attività di riproduzione socio-ecologica.
Sono
urgenti
soluzioni
concrete.
Il Governo italiano deve rispettare gli accordi internazionali e garantire la sicurezza sociale e ambientale nel paese. Non possiamo accettare che invece di utilizzare le risorse pubbliche per difendere la vita, si sprechino per armi e guerre, mantenendo intatto lo stesso sistema di cose che ha portata alla crisi. Dobbiamo impedire questo scempio. Sono in ballo il presente e il diritto ad avere un futuro di tutte e tutti.
VERSO BELèM
Dal 1992, con il Global Forum, il Peoples’ Summit si è imposto come un potente grido di resistenza, facendo eco alle voci messe a tacere dalla politica dei potenti. Mentre le COP ufficiali continuano a concentrarsi su numeri e obiettivi, il Summit parla di lotte, speranza, diritti e territori. Qui stiamo costruendo un futuro fondato sulla giustizia sociale, ambientale ed ecologica dimostrando che la nostra lotta è urgente, necessaria e indispensabile per la vita. Per tornare ad agire anche a livello globale come un unico grande movimento verso la Cop30 di Belém in Brasile.